VEGLIA
Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.
tanto
attaccato alla vita.
Giuseppe Ungaretti
"Dal punto
di vista psicologico l’assalto non era nemmeno il momento più terribile:
consentiva di passare all’azione, si poteva perfino sperare di riuscire a
nascondersi e far perdere le proprie tracce, o consegnarsi al nemico. L’attesa
nell’immobilità della trincea, invece, sotto l’incubo di una ripresa delle
operazioni belliche, tormentati dalla sete, dagli insetti, dalla pioggia e
circondati dai cadaveri era un patimento intollerabile."
"L’ultima speranza per tornare a casa a volte
era farlo da feriti. Ci si iniziò a sparare intenzionalmente ad una mano, ad un
piede oppure ferirsi un occhio o un orecchio spesso con conseguenze mortali.
Simulavano anche disturbi mentali per poter tornare a casa, anche se in realtà
non erano del tutto false in quanto il contatto quotidiano con la morte, la
lontananza dagli affetti, l’esasperazione della costrizione laceravano la
stabilità mentale ed emotiva di questi uomini, che cominciarono a soffrire di
amnesia, sordomutismo, contratture muscolari, paralisi, inebetimento e
regressione all’infanzia. I nevrotici di guerra furono equiparati ai disertori,
perché dominati dallo stesso desiderio di sottrarsi al servizio militare e di
abbandonare la zona di guerra. In realtà, specie i disturbi estetici rivelarono
come per allontanarsi dalla violenza i soldati rinunciassero a una funzione
della coscienza: non parlavano più, non vedevano più, non camminavano più, pure
in assenza di problemi fisici effettivi."
fonte: "focus"
"Per i combattenti la forzata rinuncia agli
affetti privati è una condizione non meno alienante della minaccia continua
della morte. I soldati provavano molta nostalgia per la donna amata ed una
appassionata e struggente lamentazione per il distacco dalla propria bella.
Amore, fascino, allegria, calore. È quanto i ragazzi al fronte hanno dovuto
lasciare alla loro spalle e che essi cercano talora di ricostruire eleggendo le
cantanti e le attricette invitate a tenere spettacoli nelle zone di guerra a
loro amanti più o meno ideali.
Lo psicologo e medico Agostino Gemelli
riteneva che solamente l'"abbruttimento" e la spersonalizzazione prodotti dalla
consuetudine con questa mostruosa esperienza potessero rendere i soldati capaci
di reggere l'usura fisica e morale di una così estenuante guerra di
logoramento.
Perciò, a suo giudizio, erano proprio quanti
non si erano mai chiesti ragione del loro compito, o non se la chiedevano più,
gli elementi su cui i comandi militari potevano fare maggior affidamento.
"Gli atti di valore, sono compiuti più
di frequente da quei soldati che, venuti dalle campagne, rozzi, ignoranti,
passivi, hanno subito tutta intera, e per parecchi mesi, l'influenza della vita
militare, senza ribellione, senza resistenza."
In realtà, furono piuttosto il senso del
dovere e lo spirito di corpo ad assicurare ai soldati l'energia necessaria per
superare anche i momenti più drammatici."
fonte: "La Grande Guerra" di Nicola Caracciolo
fonte: "La Grande Guerra" di Nicola Caracciolo
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